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Il 4 settembre 2026, presso il Comando Aeroporto Q Il 4 settembre 2026, presso il Comando Aeroporto Quartier Generale di Milano-Linate, si è celebrata la nomina del Generale di Squadra Aerea dell'Aeronautica Militare, Mauro Lunardi, a Comandante della Squadra Aerea e 1a Regione Aerea.

L’Alto Comando, istituito nel 2024 e alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore dell’AM, concilia gli obiettivi di ammodernamento e riorganizzazione del settore militare con l’esigenza di intensificare le relazioni in Lombardia, territorio strategico per la ricerca scientifica e per i settori industriale e pubblico.

Arruolato nel 1986, ha assunto l’incarico di Capo Ufficio Pianificazione e Programmazione Finanziaria dello Stato Maggiore della Difesa tra il 2009 e il 2012. Successivamente, tra il 2016 e 2018, è stato posto a capo del VI Reparto Affari Economici e Finanziari dello Stato Maggiore dell’AM. 

Nel marzo 2021, dalla fusione del Centro Sperimentale di Volo e del Comando Aeroporto Pratica di Mare, nasce la Divisione Aerea di Sperimentazione Aeronautica e Spaziale (D.A.S.A.S.), in cui il Generale Lunardi ne ha ricoperto il ruolo di primo Comandante.

Durante la pandemia Covid-19, la Divisione ha svolto un ruolo di primo piano, venendo impiegata in attività riguardanti, tra le altre cose, il supporto alle operazioni di stoccaggio dei vaccini.

Sul piano internazionale, è stato nominato istruttore di volo del velivolo T-38 Talon presso l’Euro Nato Joint Jet Pilot Training negli USA nel 1997. Inoltre, tra il 2022 e il 2025 è stato nominato Capo Ufficio Addetti e Consigliere Militare alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso la NATO a Bruxelles.

Tra i principali riconoscimenti, ha ricevuto la Medaglia d’Oro di Lunga Navigazione Aerea di 1° grado e la Croce d’Oro di Anzianità Militare ed è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Autore Content: Anastasia Pioli
Autore Grafica: Fabio Maina

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#dossierdifesa #GeneraleMauroLunardi #AeronauticaMilitare #AM #difesa #NATO
Il ROS viene ufficialmente creato nel 1990, raccog Il ROS viene ufficialmente creato nel 1990, raccogliendo l’esperienza delle preesistenti unità anticrimine dell’Arma. Con la riduzione del terrorismo interno, ha concentrato progressivamente le proprie attività sulla lotta a Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Camorra e altre organizzazioni criminali, occupandosi anche di narcotraffico, riciclaggio e infiltrazioni nell’economia e nella pubblica amministrazione.

Tra le figure legate al ROS c’è il Maresciallo Capo Filippo Salvi, nome in codice “Ram”, appartenente alla Sezione Anticrimine che il 12 luglio 2007 perse la vita a Monte Catalfano, vicino Bagheria, mentre installava apparecchiature di osservazione durante un’attività investigativa. Nel 2023 gli è stata conferita alla memoria la Medaglia d’Oro al Valore dell’Arma dei Carabinieri.

Un altro protagonista della storia del Raggruppamento è il capitano Sergio De Caprio, nome in codice “Ultimo”, comandante della squadra che il 15 gennaio 1993 arrestò Totò Riina a Palermo, uno degli episodi più importanti della storia del ROS. Oggi il Raggruppamento svolge attività di analisi criminale, investigazione tecnica, ricerca dei latitanti e cooperazione internazionale. Alla base rimane il “metodo Dalla Chiesa”, basato sulla capacità di ricostruire strutture e collegamenti delle organizzazioni criminali per contrastarle in modo coordinato.

Autore Content: @niccolomatteini_
Autore Grafica: Fabio Maina

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#dossierdifesa #ros #carabinieri #mafia #criminalità legalità dallachiesa polizia
Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica de Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. 

Questo mese:
Medio Oriente e Mediterraneo allargato
Diplomazia
Industria e Difesa
NATO
Esercitazioni militari 

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#dossierdifesa #NATO #Hormuz #Houthi #ASPIDES #Italia
Il 4 aprile 1992, il Maresciallo Giuliano Guazzell Il 4 aprile 1992, il Maresciallo Giuliano Guazzelli stava percorrendo in automobile il viadotto Morandi, lungo la strada che collegava Agrigento a Porto Empedocle, quando venne affiancato da un’altra vettura. Gli uomini a bordo aprirono il fuoco contro di lui uccidendolo.
Nato a Gallicano, Guazzelli intraprese la carriera nell’Arma dei Carabinieri prestò servizio presso il Nucleo investigativo di Palermo, negli anni in cui la Legione Carabinieri fu comandata da Carlo Alberto dalla Chiesa.
Nel corso della sua carriera approfondì le strutture criminali del territorio agrigentino e i collegamenti tra le organizzazioni mafiose e il contesto politico-economico locale. In questo contesto si occupò della Stidda, organizzazione mafiosa parallela a Cosa Nostra e delle indagini sulla strage di Porto Empedocle. Inoltre, giocò un ruolo fondamentale nelle indagini che portarono al processo Santa Barbara, il primo processo alla mafia agrigentina celebrato dopo oltre quarant’anni.
Già vittima di un attentato nel 1981, quando la sua automobile venne raggiunta da diversi colpi di lupara mentre comandava la Stazione Carabinieri di Palma di Montechiaro, Guazzelli continuò a prestare servizio nonostante le intimidazioni ricevute.
Il suo omicidio venne attribuito a Cosa Nostra e le successive indagini portarono a sei condanne all’ergastolo nei confronti di Salvatore Fragapane, Joseph Focoso, Simone Capizzi, Salvatore Castronovo, Giuseppe Fanara e Gerlandino Messina.
Per l’attività svolta nel contrasto alla criminalità organizzata e per il servizio prestato fino alla sua uccisione, a Giuliano Guazzelli venne conferita, alla memoria, la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Il suo nome è oggi ricordato dall’Arma dei Carabinieri e dalle istituzioni tra quelli dei militari caduti nell’adempimento del dovere nella lotta contro la mafia.

Autore Grafica: Michaela Consoli ( @michaelaconsoli ) 🖌

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#dossierdifesa #GiulianoGuazzelli #mafia #Agrigento
Nel 1961, il Blackburn Buccaneer integrò il primo Nel 1961, il Blackburn Buccaneer integrò il primo Head-Up Display moderno, un sistema in grado di proiettare i dati di volo davanti agli occhi del pilota. Un’invenzione nata per risolvere un problema letale: alle alte velocità, ogni secondo speso a guardare il cruscotto significa percorrere centinaia di metri “alla cieca”. 

Con l’arrivo dell’F-35 il tradizionale display scompare, segnando il passaggio da cockpit tradizionale a “cabina di pilotaggio indossabile”.

Il Lightning II diventa così il primo caccia tattico in mezzo secolo a volare senza un HUD convenzionale. In tal senso, le funzioni vengono trasferite all’Helmet Mounted Display System, un casco che diventa parte del corpo del pilota.. Non è più un oggetto da guardare, ma un secondo paio di occhi che si muove insieme ai suoi.. Inoltre, grazie al Distributed Aperture System, il pilota è in grado di elevare il grado di consapevolezza con una copertura continua a 360° per l’allerta missilistica, il tracciamento di velivoli, la generazione di immagini per la navigazione e la designazione degli obiettivi per l’impiego delle armi. 

Nel complesso, l’integrazione di una quantità crescente di dati con interfacce innovative consente di ottenere un vantaggio competitivo dal valore inestimabile rappresentato dalla capacità di ridurre il carico informativo del pilota, permettendo a quest’ultimo di concentrarsi sulle decisioni tattiche e sull’esecuzione della missione.

Autore Content: Sara Torricelli ( @sara.torric ) 🖊
Autore Grafica: Camilla Cappellari ( @camilla.cappellari ) 🖌

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#dossierdifesa #difesa #sicurezza #F35 #cockpit #LockheedMartin #Leonardo #aeronauticamilitare #forzearmate #innovazione #aerospazio
“Nauta pro nautis” – un marinaio per i marinai “Nauta pro nautis” - un marinaio per i marinai

Il motto di Nave Ammiraglio Magnaghi riassume la funzione di mettere la conoscenza del mare al servizio di chi lo percorre.
Entrata in servizio nel 1975 come prima unità idro-oceanografica progettata e costruita interamente in Italia per la Marina Militare, la Magnaghi ha costituito per oltre mezzo secolo una piattaforma specialistica dedicata alla raccolta e all’elaborazione dei dati relativi all’ambiente marino.
Per anni ecoscandagli a singolo e multifascio, sonar a scansione laterale, sistemi di posizionamento e strumentazione oceanografica hanno consentito di rilevare profondità, morfologia del fondale, ostacoli, relitti e ogni altro elemento utile e necessario alla produzione e all’aggiornamento delle carte nautiche.
Con l’ultima campagna conclusa nel settembre 2026 termina l’attività operativa di una nave che ha rappresentato un pilastro per l’idrografia italiana.

Autore Grafica: Virginia Masola ( @virginia_masola ) 🖌

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#dossierdifesa #Magnaghi #idrografia #Genova #MarinaMilitare
La garanzia di riservatezza, integrità e disponib La garanzia di riservatezza, integrità e disponibilità è uno dei principi cardine di qualsiasi norma o decisione che riguardi la tutela del dato o dell’informazione. 
Declinato al Comparto dell’intelligence italiana, questo si traduce nella necessità di tutelare gli elementi ad alto potenziale informativo al fine di garantire la continuità delle funzioni, la libertà operativa e decisionale delle istituzioni competenti, nonché la capacità dello Stato di proteggere i propri interessi.
Al fine di evitare eventuali compromissioni, un elemento di estrema importanza è rappresentato dal principio del need to know. In tal senso, l’art. 42, comma 1, della legge n. 124/2007 stabilisce che “le classifiche di segretezza sono attribuite per circoscrivere la conoscenza di informazioni, documenti, atti, attività o cose ai soli soggetti che abbiano necessità di accedervi in ragione delle proprie funzioni istituzionali”.

Ne consegue che il possesso di un’abilitazione di sicurezza non attribuisce di per sé un diritto generalizzato di accesso alle informazioni ma deve sussistere una concreta necessità di conoscerle sulla base delle funzioni da svolgere.

Questo meccanismo, unito all’implementazione delle opportune misure di protezione, siano esse di carattere tecnico, infrastrutturale, organizzativo o che riguardino il personale addetto, è la base per la corretta gestione e tutela della sicurezza della Repubblica.

Autore Grafica: Fabio Maina 🖌

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#dossierdifesa #servizisegreti #intelligence #informazione #segreto
Nato a Brindisi il 20 gennaio 1935, l’Ammiraglio Nato a Brindisi il 20 gennaio 1935, l’Ammiraglio Angelo Mariani frequentò l’Accademia Navale e, successivamente, venne nominato guardiamarina nel 1957. Nel corso della carriera comandò numerose unità, tra cui la motocannoniera Freccia, le corvette Grosso e Sibilla, la 1° Squadriglia Motocannoniere, la fregata Alpino e l'incrociatore Duilio.

Nel settembre 1987, con il grado di Ammiraglio di Divisione, Angelo Mariani assunse il comando del 18° Gruppo Navale, costituito per operare nel Golfo Persico durante la guerra Iran-Iraq. 

La decisione italiana maturò nel contesto della crescente minaccia al traffico mercantile e fu accelerata dall’attacco iraniano alla motonave italiana Jolly Rubino nella notte tra il 2 e il 3 settembre 1987.

Il dispositivo comprendeva inizialmente le fregate Grecale, Scirocco e Perseo, il rifornitore di squadra Vesuvio, i cacciamine Milazzo, Sapri e Vieste e la nave appoggio Anteo. 

In uno scenario ad alto pericolo caratterizzato dalla presenza di mine navali, la Marina italiana riuscì ad effettuare 82 missioni di scorta ai mercantili e 22 missioni di contromisure mine.

Mariani rimase al comando del 18° Gruppo Navale fino al 16 agosto 1988, quando fu avvicendato dal capitano di vascello Mario Buracchia. Per l’attività svolta nel Golfo Persico fu successivamente insignito del grado di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, conferitogli il 9 gennaio 1989.

Negli anni successivi raggiunse i vertici della Forza Armata, fino a ricoprire l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina dall’1 gennaio 1994 al 1 marzo 1998.

Autore Grafica: Fabio Maina 🖌

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#dossierdifesa #AngeloMariani #Hormuz #GolfoPersico #Iran #MarinaMilitare
Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale l Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale l’Italia era coinvolta in operazioni di guerra, rispondendo alle risoluzioni dell’ONU per liberare il Kuwait e prendendo parte alla “Coalition of the Willing”, insieme ad altri 34 Stati della comunità internazionale.

La partecipazione italiana avveniva, però, non senza critiche e dubbi nella classe politica. Tra queste, il diplomatico T. Cardilli sosteneva che la partecipazione italiana alle operazioni militari avrebbe avuto ripercussioni negative, in particolare, sul ruolo di mediatore che il Paese occupava, giungendo a rinunciare alla diplomazia per sostenere il ricorso alla guerra.
“Avanti adagio anzi immobili” era, pertanto, la strategia suggerita al Presidente della Repubblica F. Cossiga: all’indomani dell’Operazione “Desert Storm”, dato il sistema di alleanze e il ruolo internazionale italiano, da un lato era altamente sconsigliato un ritiro delle forze militari italiane, ma dall’altro lo era anche un intervento attivo, considerando anche il rispetto delle disposizioni costituzionali.

“Nessun problema internazionale può essere adeguatamente e degnamente risolto col ricorso alle armi”.
Anche gli appelli alla pace di Papa Giovanni Paolo II avevano un peso sulle scelte politico-militari che sarebbero state adottate, anche considerando l’opposizione dell’opinione pubblica. Difatti, fu all’interno di tale contesto di dissenso diffuso, che il Presidente del Consiglio G. Andreotti approvava il “piano di pace” sovietico, illustrato da Gorbačëv il 20 febbraio 1991, e lo adottava quale mezzo per giustificare in Parlamento la partecipazione italiana, di cui gli USA si facevano soltanto promotori e ottenendo un consenso solido. 

Militarmente, oltre l’abbattimento del Tornado IDS con a bordo Bellini e Cocciolone e la loro cattura durata 47 giorni, il coinvolgimento italiano non riportò perdite, registrando invece numerose missioni di successo e 226 sortite durante l’Operazione “Desert Storm”, totalizzando 589 ore di volo.

Autore Content: Anastasia Pioli ( @iaia.ppp) 
Autore Grafica: Michaela Consoli ( @michaelaconsoli )

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#dossierdifesa #OperazioneLocusta #GuerradelGolfo #AeronauticaMilitare
Il 19 maggio 1916, a soli cinque giorni dal suo ve Il 19 maggio 1916, a soli cinque giorni dal suo ventiduesimo compleanno, un plotone d'esecuzione austro-ungarico pose fine alla vita di Damiano Chiesa nella "fossa della Cervara", dietro al Castello del Buonconsiglio di Trento. Catturato tre giorni prima e processato per alto tradimento, fu condannato a morte nel giro di poche ore e cadde con il nome d'Italia sulle labbra. Nel dopoguerra Chiesa fu celebrato come “Protomartire della Grande Guerra” e, insieme a Cesare Battisti e Fabio Filzi, entrò nella memoria nazionale come uno dei tre Martiri trentini.

Il 1916 fu l'anno in cui la guerra entrò nel cuore delle terre irredente. Fu l'anno della Strafexpedition, la grande offensiva austro-ungarica scatenata in maggio sulla Vallagarina. Ma fu soprattutto, per un pugno di giovani nati sudditi dell'Impero, l'anno della scelta più difficile: impugnare le armi contro la patria in cui erano nati, per un'altra – quella italiana – che avevano scelto senza mai possederla.

Damiano Chiesa era uno di loro. Nato a Rovereto nel 1894, studente d'ingegneria a Torino e a Genova, allo scoppio del conflitto si sottrasse al reclutamento austriaco e si arruolò volontario, sotto falso nome, nell'esercito italiano: il suo nome di battaglia era "Mario Angelotti". Il 17 giugno 1915 raggiunse una batteria sul Monte Testo, oltrepassando «il vecchio e odiato – nemico – confine, in uniforme da soldato italiano»: per lui, come scrisse, uno dei giorni più belli della sua vita.

Nominato sottotenente d'artiglieria, prestò servizio sul Coni Zugna, a sud di Rovereto, dirigendo il fuoco sulle linee austriache in luoghi che conosceva alla perfezione. Da Costa Violina, sperone che domina la sua città, puntava i cannoni contro le posizioni austro-ungariche poste attorno alla città in cui era cresciuto.

Quando l'offensiva si abbatté sulla Vallagarina, gli fu ordinato di ritirarsi dalla prima linea. Non volle abbandonare il suo posto e combatté fino all'ultimo. Fatto prigioniero il 16 maggio e riconosciuto da alcuni concittadini, fu condotto al Castello del Buonconsiglio. La condanna al capestro fu commutata in fucilazione per ordine del generale Viktor Dankl. Aveva 20 anni.

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Dalla crisi disciplinare al massacro dei militari Dalla crisi disciplinare al massacro dei militari italiani, le vicende che hanno investito la Divisione Acqui a Cefalonia sono state tra le più drammatiche dopo la resa dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, l’8 settembre 1943. 
L’eccidio di Cefalonia è stato sia il più violento perpetrato da parte tedesca per numero di vittime italiane durante la Seconda Guerra Mondiale e anche l’unico caso di fucilazioni di massa dei soldati dopo la resa italiana. Oltre che per la crudeltà delle operazioni tedesche, gli eventi a Cefalonia si distinguevano anche per la disperata crisi interna che investiva la Divisione stessa. Il fronte che si opponeva radicalmente alla resa rendeva più complicati i tentativi di Gandin di concordare un accordo onorevole per i militari italiani che doveva assicurare il loro rientro in patria con le armi. 
A differenza della linearità degli eventi a Corfù, dove si procedeva senza esitazione alla resistenza antitedesca, a Cefalonia Gandin si trovava dinanzi tre alternative, ognuna delle quali con degli svantaggi da considerare. Combattere con i tedeschi significava disonorare gli ordini del Re e del nuovo governo Badoglio; cedere le armi era certamente inglorioso per le truppe; combattere contro i tedeschi era, invece, tanto immorale, data l’alleanza degli anni precedenti, quanto pericolosa, data la loro preparazione militare.
Il “fattaccio compiuto” del 13 settembre acutizza il senso di tradimento reciproco, tra le convinzioni di un attacco a sorpresa tedesco per gli italiani e la crescente ostilità italiana per i tedeschi. In un clima di sfiducia reciproca e di epiloghi attesi divergenti, a niente servirono i tentativi di discussione di Gandin.
Degli 11.500 soldati a Cefalonia, solo 5000 sopravvivono alla strage. Tra questi, alcuni decidevano di rimanere a Cefalonia fino al novembre 1944 prendendo parte alla Divisione banditi Acqui, a guida del capitano Apollonio. 
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dei sopravvissuti della Divisione Acqui solo 3500 fanno rientro in patria. 

Autore Content: Anastasia Pioli ( @iaia.ppp) ✍️
Autore Grafica: Fabio Maina 🖌

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#DossierDifesa #Cefalonia #massacro #SecondaGuerraMondiale
Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica de Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. Questo mese:
- Italia nel Mondo
- Industria e Difesa
- Esercitazioni militari 
- NATO
- Le nostre Varie D’arsenale

Autore Grafica: Camilla Cappellari (@camilla.cappellari) 🖌️ 

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#dossierdifesa #NATO #GCAP #Italia #Fincantieri
Laureatosi nel 1907 in Giurisprudenza a Torino, il Laureatosi nel 1907 in Giurisprudenza a Torino, il Capitano Giuseppe Garrone intraprese dapprima la carriera in magistratura, con incarichi a Vercelli, Roma e Torino, per poi scegliere di dedicarsi alla vita militare. In Libia, dove prestò servizio presso la guarnigione di Tripoli, partecipò alle operazioni sul campo riportando due ferite.

Con l’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale rientrò in Patria, operando sul fronte alpino, prima con compiti addestrativi e successivamente in prima linea, partecipando alle operazioni in Carnia. 

Nel 1917, promosso capitano, assunse il comando della 69ª compagnia del Battaglione “Gemona” dell’8º Reggimento Alpini e prese parte alla fase più critica della ritirata seguita alla rotta di Caporetto. Trasferito sul Monte Grappa, assunse quindi il comando della 6ª compagnia del Battaglione “Tolmezzo”. 

Il valore di comandante di Garrone è riscontrabile, tra le altre cose, nel rifiuto di un incarico presso il Tribunale di guerra per rimanere con i propri uomini e continuare a operare in prima linea.

Il 14 dicembre 1917, durante i combattimenti a Col della Berretta, sul Monte Grappa, Garrone guidò la propria compagnia in successivi contrattacchi, contribuendo a contenere l’avversario nonostante fosse stato gravemente ferito. Rifiutò di essere allontanato dal campo di battaglia e rimase con i propri uomini fino all’esaurimento delle forze, venendo infine catturato e morendo poco dopo.

Autore Grafica: Virginia Masola (@virginia_masola) 🖌️

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#dossierdifesa #GiuseppeGarrone #Alpini #ForzeArmate #GrandeGuerra WW1
Nel contesto delle operazioni aeree, navali e terr Nel contesto delle operazioni aeree, navali e terrestri moderne, la capacità di identificare rapidamente un velivolo rappresenta un elemento fondamentale per garantire la sicurezza e l'efficacia delle missioni.

Il sistema Identification Friend or Foe (IFF) è stato sviluppato proprio con questo obiettivo: consentire l’identificazione automatica delle unità amiche attraverso uno scambio di segnali elettronici tra il radar interrogatore e il transponder installato a bordo del velivolo. Grazie a questo processo è possibile distinguere un mezzo autorizzato da un contatto non identificato, riducendo il rischio di errori operativi e migliorando il coordinamento tra le forze impiegate.

L’affidabilità del sistema è ulteriormente rafforzata dall'impiego di protocolli crittografici avanzati e di standard internazionali che garantiscono elevati livelli di sicurezza nelle comunicazioni, rendendo estremamente complessa la falsificazione o l’imitazione dei codici di identificazione.

Accanto all’IFF, altri sistemi di bordo, come il Radar Warning Receiver (RWR), contribuiscono ad accrescere la consapevolezza situazionale del pilota, fornendo informazioni sulle eventuali emissioni radar potenzialmente ostili presenti nell'area di operazioni.

Tecnologie come queste costituiscono oggi una componente essenziale dei moderni sistemi di comando e controllo, assicurando un’identificazione più rapida, una maggiore interoperabilità tra le forze alleate e un significativo incremento della sicurezza nelle operazioni aeree.

Autore Content: Sara Torricelli ( @sara.torric )✍️

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#dossierdifesa #difesa #sicurezza #IFF #IdentificationFriendorFoe #Aeronautica #aviazione #radar #transponder #sicurezzaaerea #comando&controllo #ForzeArmate #innovazionetecnologica #sistemiradar
Ufficiale dal consolidato percorso professionale c Ufficiale dal consolidato percorso professionale con incarichi di alta responsabilità, sia a livello nazionale che internazionale, il Generale di Divisione Alessandro Grassano è una delle figure cardine alla guida dell’Esercito Italiano.

Già comandante del 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi "Folgore", il Generale ha prestato servizio presso il Comando Operativo di Vertice Interforze e lo Stato Maggiore della Difesa, con l’incarico di Capo Centro Operativo, dove ha anche gestito la sala operativa COVID. 

Dal 1° agosto 2025 ricopre l'incarico di Capo dell'Ufficio Generale Strategia Militare e Innovazione dello Stato Maggiore della Difesa, contribuendo attivamente allo sviluppo delle capacità operative e all'evoluzione dello strumento militare nazionale, in linea con le esigenze del contesto strategico contemporaneo e delle sfide future.

Autore Grafica: Camilla Cappellari (@camilla.cappellari ) 🖌

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#dossierdifesa #AlessandroGrassano #Niger #ForzeArmate #Folgore #Paracadutisti
Oggi considerato essenziale quanto terra, mare, ar Oggi considerato essenziale quanto terra, mare, aria, spazio e cyber, lo spettro elettromagnetico è diventato un dominio strategico e conteso. L’evoluzione tecnologica ha ampliato le sfide e le opportunità operative, rendendo cruciale la capacità di controllarlo e difenderlo.

Il 33° Reggimento EW sviluppa e impiega capacità avanzate di Navigation Warfare, in grado di proteggere i sistemi di navigazione satellitare ostili e garantirne l’uso sicuro alle forze amiche. Questa competenza trasforma segnali invisibili in strumenti decisivi per la superiorità operativa e la sicurezza delle missioni, confermando il ruolo centrale della guerra elettronica nei conflitti moderni.

Content @enrilargana ✍️
Grafica @ziofiabo 🖌

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#33ReggimentoEW #GuerraElettronica #Difesa #Sicurezza #TecnologiaMilitare
Il 19 luglio 1992, esattamente cinquantasette gior Il 19 luglio 1992, esattamente cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, un altro attentato di stampo mafioso colpisce Palermo sconvolgendo l’Italia intera. Un’autobomba con 90 kg di tritolo esplode in via D’Amelio uccidendo il giudice Paolo Borsellino e cinque poliziotti: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. All’attentato sopravviverà solo l’agente Antonio Vullo, intento a parcheggiare una delle vetture della scorta proprio nel momento in cui avvenne la violenta esplosione. 

Il 1992 fu un anno complesso e traumatico. Il 1992 fu l’anno che cambiò l’Italia. L’inchiesta di Mani Pulite, la crisi del sistema politico, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica hanno contribuito a cambiare il corso della storia italiana. Ma il 1992 fu soprattutto l’anno delle stragi di mafia. 

Il 30 gennaio la Corte di cassazione emette la sentenza del Maxiprocesso che nel 1987 aveva smantellato il vertice di Cosa Nostra. Tale sentenza conferma in modo definitivo le condanne e il lavoro investigativo del pool di Palermo. La mafia non tarderà a preparare la sua reazione. A metà febbraio si terrà una riunione che pianificherà la nuova strategia dell’organizzazione criminale. Diversi uomini politici e delle istituzioni finiranno nel mirino mafioso.
Prenderà il via la cosiddetta stagione stragista. 

Il 12 marzo, a Mondello, viene assassinato Salvo Lima, esponente di punta della corrente andreottiana in Sicilia. La sera del 23 maggio, sull’autostrada A29, all’altezza dello svincolo per Capaci, viene fatto esplodere un ordigno di 500 kg di tritolo. Perderanno la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il capo scorta Antonio Montinaro, gli agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Quelli che seguiranno la strage di Capaci si presenteranno come i giorni più difficili e tragici per Paolo Borsellino, rimasto ormai solo, diviso tra le indagini sull’attentato a Falcone e la consapevolezza di essere la prossima vittima. 

Autore Content: Erika Baini (@erika_baini ) ✍️

Autore Grafica: Fabio Maina 🖌

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#dossierdifesa #storiaitaliana #italianhistory #giovannifalcone #paoloborsellino
Per molto tempo, le vicende dei militari italiani Per molto tempo, le vicende dei militari italiani fucilati durante la Prima guerra mondiale sono sopravvissute soprattutto grazie ai racconti di chi aveva assistito a quei fatti o dai familiari delle vittime. In questo contesto, tuttavia, le istituzioni tendevano a mantenere il silenzio sulle vicende e le storie raccontate, considerandolo un tema scomodo, che a lungo finì per impedire una riflessione pubblica sul tema.

Dopo molti decenni, e in particolare a partire dagli anni Duemila, la crescente attenzione pubblica, accompagnata dal prezioso lavoro di storici, ricercatori e associazioni, avviò un processo di rilettura critica di queste vicende. Le istituzioni risposero a questo programma di sensibilizzazione con la costituzione di comitati di studio e l’avvio di iniziative parlamentari mirate alla restituzione della dignità dei militari fucilati. 

Il processo di riabilitazione storica ha rappresentato un passo importante per restituire dignità e onore alla memoria di quei militari che, nella drammaticità della guerra di trincea, furono condannati e fucilati spesso per gesti dettati dalla disperazione, dalla stanchezza e dalla paura, e non da un sentimento antipatriottico. 

Questo pertanto è un percorso che non mira a riscrivere la storia ma a riconoscerne la complessità, restituendo umanità a uomini per troppo tempo dimenticati.

Autore Content: Lucky Dalena @luckydalena ✍️
Autore Grafica: Michaela Consoli @michaelaconsoli 🖌

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#dossierdifesa #BrigataCatanzaro #Primaguerramondiale #WW1 #1917
Nel corso del Vertice NATO di Ankara, tra le princ Nel corso del Vertice NATO di Ankara, tra le principali priorità figura il consolidamento della base industriale, accompagnato da un progressivo incremento degli investimenti nel settore della difesa, quale fattore necessario per sostenere gli obiettivi definiti dagli Alleati per l’adeguamento della propria postura a fronte del contesto evolutivo della sicurezza internazionale.

L’orientamento generale emerso conferma, infatti, la necessità di consolidare le capacità produttive attraverso iniziative congiunte utili al rafforzamento della filiera produttiva. In tal senso, di forte rilievo figura lo studio di fattibilità per incrementare la produzione in Europa dei missili AMRAAM di Raytheon, progetto che coinvolge Belgio, Germania, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Canada nonché la sottoscrizione di una lettera d’intenti per la realizzazione di un centro europeo di manutenzione dei missili PAC-3 Patriot di Lockheed Martin, che prevede la partecipazione di Germania, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Stati Uniti.

Questi obiettivi richiedono, tuttavia, un approccio capace di integrare in maniera efficace le esigenze dell’Alleanza con la sostenibilità finanziaria dei propri Paesi membri. 

In questa prospettiva, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato l’intenzione dell’Italia di rispettare gli impegni assunti e di perseguire un percorso che rispetti i canoni di sostenibilità, adattando gli interessi comuni alle priorità nazionali.

Autori content: Andrea Vacca (@_andreavacca_) e Niccolò Matteini ( @niccolomatteini_ ) ✍️
Autore Grafica: Fabio Maina ( @ziofiabo ) 🖌

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#dossierdifesa #NATO #Ankara #Meloni
“Dopo 60 anni, siete ancora la nave più bella d “Dopo 60 anni, siete ancora la nave più bella del mondo”.

Con queste parole, il 1° settembre 2022 la portaerei statunitense USS George H.W. Bush ha reso omaggio all’Amerigo Vespucci, rinnovando uno dei momenti più iconici della storia della navigazione.
Per comprendere il significato di questo messaggio, bisogna tornare al 1962, quando, il 12 luglio, nel Mar Mediterraneo, la portaerei USS Independence incrociò la rotta del veliero scuola della Marina Militare Italiana e, attraverso il segnalamento luminoso, chiese: “Chi siete?”
La risposta fu semplice e formale: “Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana”.
La replica degli statunitensi sarebbe diventata leggenda: “Siete la nave più bella del mondo”.

Da allora, quell’espressione ha accompagnato la storia dell’Amerigo Vespucci, diventando il riconoscimento internazionale più celebre attribuito al veliero, simbolo della tradizione marinara italiana, della formazione degli Allievi Ufficiali e dell’eccellenza della Marina Militare.

Sessant’anni dopo, la storia si è ripetuta. La USS George H.W. Bush, incontrando nuovamente il Vespucci, ha voluto ricordare quello storico episodio con una frase che ne ha riaffermato il valore: “Dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo”. Un gesto che non rappresenta soltanto un tributo alla bellezza del veliero, ma anche un segno di reciproca stima, di rispetto tra Marinai e di un legame che continua a rinnovarsi nel tempo tra la Marina Militare Italiana e la US Navy.

Un riconoscimento che, ancora oggi, continua a testimoniare il prestigio e il valore dell’Amerigo Vespucci nel panorama marittimo internazionale. 

Autore Content: Sara Torricelli @sara.torric ✍️
Autore Grafica: Fabio Maina @ziofiabo 🖌

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