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Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica de Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. 

Questo mese:
- Italia nel Mondo
- NATO
- Industria e Difesa
- Le nostre Varie D’Arsenale
- Esercitazioni militari 

Autore Content: Sara Torricelli @sara.torric ✍️
Autore Grafica: Michaela Consoli @michaelaconsoli 🖌

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#dossierdifesa #italia #difesa #nato
Golfo Persico📍🌊 L'Operazione Golfo 1 è sta Golfo Persico📍🌊

L'Operazione Golfo 1 è stata una missione internazionale svolta dalla Marina Militare Italiana a seguito del conflitto Iran-Iraq, tra il settembre 1987 e la fine del 1988, insieme ad altre marine occidentali a protezione del traffico marittimo mercantile. Le prime navi sono partite dal porto di Taranto il 15 settembre 1987, iniziando ad operare in zona dal 3 ottobre.

Al termine della missione la bandiera della Marina Militare venne decorata con la Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia. La missione ha dimostrato la capacità della Marina Militare di operare in acque lontane dal Mediterraneo e al contempo la bontà dell'opera di potenziamento intrapreso con la Legge Navale del 1975. In totale ventidue furono le missioni di sminamento condotte.

Tra i comandanti impegnati nell'operazione figurò il Tenente di Vascello Giuseppe Cavo Dragone, al comando del Cacciamine Milazzo dal settembre 1987 al marzo 1988. 

Mar Adriatico📍🌊

Al termine dei bombardamenti NATO durante la guerra del Kosovo , i velivoli alleati che rientravano nelle basi italiane erano autorizzati a scaricare in mare i carichi bellici non utilizzati in undici aree prestabilite dell'Adriatico, le cosiddette Jettison Areas. Sul fondo finirono centinaia di ordigni, tra cui pericolose bombe a grappolo BLU-97 mai affrontate prima in ambiente subacqueo.

La bonifica dell'alto Adriatico fu affidata alla Marina Militare, compiuta con il supporto di team subacquei del COMSUBIN, con sonar a profondità variabile e veicoli filoguidati "Pluto" e "Min" dotati di telecamere per l'identificazione degli oggetti sul fondo. 

L'operazione NATO denominata Allied Harvest consentì la scoperta e bonifica di 93 ordigni disseminati in un'area di 1.041 miglia quadre. I cacciamine coinvolti arrivarono ad essere anche dieci contemporaneamente. L'operazione fu in seguito presentata al NATO Naval Armament Group, riscuotendo un unanime consenso internazionale.

Autore Content:Alessandro Barbato @_alessandro_barbato ✍️
Autore Grafica: Fabio Maina @ziofiabo 🖌

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#dossierdifesa #MarinaMilitare #GOI #COMSUBIN #GOS
Ufficiale di lunga e prestigiosa esperienza nell’Arma dei Carabinieri, il Generale di Corpo d'Armata, Massimo Mennitti, vanta un percorso formativo e professionale di assoluto rilievo.

Allievo di Nunziatella e dell'Accademia di Modena, nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità e coordinamento tra cui le Compagnie Carabinieri di Cortina d’Ampezzo e Merano, il Comando Provinciale di Siracusa e la Legione Carabinieri Trentino Alto Adige.
Presso il Comando Generale dell’Arma ha condotto incarichi di rilievo tra cui Capo Ufficio Addestramento e Regolamenti fino ad assumere il ruolo di Comandante delle Unità Mobili e Specializzate “Palidoro”.

La carriera del Generale è arricchita anche da esperienze internazionali comprendenti, tra le altre, la guida della missione di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi a Gerico. 

Da maggio 2026 ricopre l’incarico di Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri a testimonianza della fiducia istituzionale riposta nelle sue capacità di guida e gestione delle più complesse sfide della sicurezza contemporanea.

Autore Grafica: Camilla Cappellari (@camilla.cappellari) 🖌

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#dossierdifesa #esercito #Mennitti #Carabinieri
"Nei Secoli Fedele” non è solo un motto. È un "Nei Secoli Fedele” non è solo un motto. È un principio che accompagna ogni giorno il servizio degli uomini e delle donne dell’Arma dei Carabinieri. Si traduce in un modo concreto di operare, sia nel rapporto con la popolazione sia nelle attività operative e di coordinamento. Qualunque sia il compito svolto, resta centrale il senso del dovere, unito alla disciplina acquisita durante la formazione e a un atteggiamento di equilibrio e disponibilità verso le persone.

Dalla Restaurazione ai giorni nostri, passando per il Risorgimento, l’Unità, i conflitti mondiali e il contrasto ai fenomeni eversivi del dopoguerra, indossare la divisa dei Carabinieri è simbolo di responsabilità e di fiducia che si rinnova ogni volta che si entra in servizio.

A nome di tutta la Squadra di Dossier Difesa, un augurio e un saluto a tutti gli uomini e le donne dell’Arma dei Carabinieri!

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#dossierdifesa #Carabinieri #5giugno #Arma
"La Repubblica è grata alle donne e agli uomini d "La Repubblica è grata alle donne e agli uomini delle Forze Armate per i compiti assolti negli impegnativi teatri operativi ove sono chiamati ad operare, [...] Nel fare memoria di quanti hanno perso la vita a difesa dei valori della nostra comunità rivolgo il mio deferente pensiero ai caduti che hanno contribuito a rendere l'Italia un Paese unito e una nazione libera e democratica. In questo giorno di festa giunga a tutti gli appartenenti alle Forze Armate l'apprezzamento del popolo italiano per il servizio svolto e l'augurio più cordiale".

Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica del 2024, rende omaggio al sacrificio di coloro che hanno contribuito alla costruzione del Paese e che, attraverso il loro lavoro quotidiano, si impegnano per difenderne i valori.

Da parte di tutta la Squadra di Dossier Difesa, una buona Festa della Repubblica a tutti!🇮🇹

Autore Content @vale_hime
Autore Grafica @ziofiabo

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#dossierdifesa #FestadellaRepubblica #2giugno ⭐️
Sono le ore 9:02 del 16 marzo 1978 quando le due a Sono le ore 9:02 del 16 marzo 1978 quando le due auto della scorta di Aldo Moro stanno percorrendo via Fani, nel quadrante nord di Roma. Davanti la Fiat 130 con a bordo Moro, guidata dall’appuntato Domenico Ricci, con a fianco il maresciallo Oreste Leonardi, dietro l’Alfetta con la scorta del Presidente, composta da Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. 

All’incrocio con via Stresa, però, tutto cambia in pochi secondi. Una Fiat 128 si mette di traverso davanti alle auto di scorta, bloccandone la corsa. Nel frattempo, diverse persone armate escono dai lati della strada.

Parte una raffica violentissima. Gli assalitori, appartenenti alle Brigate Rosse, sparano da distanza ravvicinata contro entrambe le vetture, mirando subito agli uomini della scorta per impedire qualsiasi reazione. La Fiat 130 viene investita da una raffica di colpi istantanea che non lascia scampo a Oreste Leonardi e Domenico Ricci. Dietro, anche l’Alfetta viene colpita ripetutamente dai proiettili. Giulio Rivera e Francesco Zizzi restano uccisi nei primi istanti dell’agguato.

Solo Raffaele Iozzino riesce a rispondere all’assalto, uscendo dall’auto con la pistola in mano, ma viene raggiunto dai colpi e cade privo di vita sull’asfalto.

Nel caos dell’agguato, Aldo Moro viene trascinato fuori dalla Fiat 130 e caricato rapidamente su un’altra vettura utilizzata dal commando per la fuga, dando inizio ai 55 giorni di sequestro.

In meno di due minuti si consumerà uno dei momenti più violenti dell’attacco delle Brigate Rosse allo Stato. 

Autore Content:  @_andreavacca_ ✍️
Autore Grafica: @virginia_masola 🖌

#dossierdifesa #esercito #Roma #AldoMoro
Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica de Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. Questo mese:
🔹️Italia nel Mondo
🔹️NATO
🔹️Industria e Difesa
🔹️Le nostre Varie D’Arsenale
🔹️Esercitazioni militari 

Autore Content: _mastroliamattia_
Autore Grafica: @camilla.cappellari

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#dossierdifesa
I dieci mesi di neutralità dell’Italia furono s I dieci mesi di neutralità dell’Italia furono scossi da un travagliato confronto che si risolse, infine, con la vittoria della fazione interventista. Le giornate del «maggio radioso» fecero da anticamera all’entrata del Regno d’Italia nel primo conflitto mondiale. La conquista dello spazio politico da parte delle masse significò la vittoria della piazza sul Parlamento. 

Il 5 maggio, a Quarto, nel luogo da cui era partita la spedizione guidata da Garibaldi, fu solennemente inaugurato un monumento ai Mille. Il tono della cerimonia fu di esaltazione patriottica e il clima appariva quello della vigilia della dichiarazione di guerra. L’oratore ufficiale fu Gabriele d’Annunzio. Il 9 maggio la situazione sembrò capovolgersi. Il rientro di Giovanni Giolitti a Roma faceva temere il pericolo che il Parlamento riprendesse l’iniziativa, in mano fino allora al governo e agli interventisti, mettendo così in discussione l’entrata dell’Italia nel conflitto. Il 13 maggio Antonio Salandra presentò le dimissioni. La notizia scatenò manifestazioni interventiste in quasi tutte le città. La sera stessa, a Roma, d’Annunzio pronunciò in Piazza del Campidoglio un discorso che incitava la folla alla violenza per impedire che «la Patria si perda». I discorsi del «poeta vate» ispirarono la mobilitazione dei giorni seguenti con il fine di delegittimare il Parlamento. 

Nel corso delle consultazioni con Vittorio Emanuele III, Giolitti decise di fare un passo indietro. Il 16 maggio il re respinse le dimissioni di Salandra. Il 20 il Parlamento, sotto la pressione dei dimostranti interventisti, ratificò la decisione dell’entrata in guerra. Il 24 il Regno d’Italia entra in guerra contro gli Imperi Centrali.

Autore Content: Erika Baini @erika_baini ✍️

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#dossierdifesa #primaguerramondiale #grandeguerra #D'annunzio
In un contesto internazionale caratterizzato da cr In un contesto internazionale caratterizzato da crescente volatilità e da minacce sempre più diversificate, la capacità di controllare, proteggere e presidiare lo spazio marittimo diventa una priorità imprescindibile per la Difesa. 

La componente navale si inserisce all’interno di un più ampio processo di trasformazione dello strumento militare, orientato a garantirne modernità, credibilità ed efficacia operativa. L’obiettivo è quello di disporre di capacità in grado non solo di tutelare il territorio e gli interessi vitali del Paese, ma anche di contribuire in modo attivo agli impegni assunti nell’ambito delle alleanze e delle organizzazioni internazionali di riferimento.

Lo sviluppo della componente marittima risponde, in questo contesto, a esigenze operative sempre più complesse: assicurare la deterrenza, garantire la capacità di intervento rapido nelle situazioni di crisi e sostenere operazioni prolungate in scenari ad alta intensità. Per raggiungere tali obiettivi è necessario un continuo processo di ammodernamento e rinnovamento dei mezzi e dei sistemi, con un forte orientamento all’innovazione tecnologica, all’interoperabilità e all’integrazione tra le diverse capacità.

Particolare attenzione è dedicata alla dimensione subacquea e alla sorveglianza delle infrastrutture critiche, sempre più rilevanti per la sicurezza nazionale, così come allo sviluppo di sistemi avanzati, inclusi quelli unmanned e autonomi, in grado di ampliare la capacità di osservazione e intervento nelle diverse aree operative.

Autore Content: Sara Torricelli @sara.torric ✍️
Autore Grafica: Michaela Consoli @michaelaconsoli 🖌

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#dossier #difesa #sicurezza
Nato a Balestrate nel 1944, entra nell’Arma dei Nato a Balestrate nel 1944, entra nell’Arma dei Carabinieri appena maggiorenne e dopo il giuramento presta servizio in diverse sedi, tra cui Napoli, Calatafimi, Palermo e Grifì, fino al trasferimento nel 1972 alla Compagnia di Monreale, dove stringe un legame profondo con il capitano Emanuele Basile.

Dopo l’assassinio di quest'ultimo, avvenuto nel maggio 1980, Bommarito, si ammala ma, una volta rientrato in servizio, instaura un rapporto di collaborazione con il nuovo comandante Mario D’Aleo. Insieme rilanciano le indagini contro Cosa Nostra, concentrandosi in particolare sulla figura di Salvatore Damiani.

Quando quest'ultimo viene scarcerato, tuttavia, Bommarito comprende la pericolosità della situazione. 

La sera del 13 giugno 1983, infatti, Bommarito, D’Aleo e Pietro Morici lasciano la caserma diretti verso l’abitazione del comandante. Viaggiano su un’auto di servizio, con Morici alla guida, D’Aleo accanto e Bommarito sul sedile posteriore. Una volta arrivati sotto casa, mentre scendono dal veicolo, vengono sorpresi da un agguato. D’Aleo e Morici muoiono sul colpo, mentre Bommarito viene finito con un colpo di lupara.

Durante tutta la sua vita, Bommarito aveva dimostrato fermezza morale e coraggio, affrontando le difficoltà senza sottrarsi ai propri doveri e opponendosi con decisione a ogni forma di ingiustizia, valori che lo distingueranno non solo fino alla sua morte ma anche nella memoria portata avanti da amici, colleghi e famigliari. 

Autore Content: @_andreavacca_ ✍️
Autore Grafica: @ziofiabo 🖌

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#dossierdifesa #esercito #Bommarito #vittimedimafia
Siamo lieti di comunicare che Dossier Difesa sarà Siamo lieti di comunicare che Dossier Difesa sarà media partner di Space Meetings Veneto 2026, iniziativa di rilievo internazionale dedicata alla promozione e alla valorizzazione delle sinergie industriali e delle tecnologie emergenti. Con panel dedicati a temi del calibro della Space Economy, dell’impiego di tecnologie UAV nel settore spaziale e delle applicazioni della Space-Food Agritech, questo evento si configura come una piattaforma di incontro tra imprese, startup, investitori, istituzioni, centri di ricerca e università⭐️

L’ambiente di confronto promosso da Space Meetings favorisce la nascita di collaborazioni qualificate, l’attrazione di capitali e la valorizzazione del patrimonio di competenze distintive a livello nazionale, contribuendo a rafforzare il posizionamento dell’Italia nello scenario globale🇮🇹

Grazie alla presenza di attori di rilievo internazionale, Space Meetings Veneto si conferma quale hub di riferimento per lo sviluppo di relazioni strategiche e la generazione di nuove opportunità di business. Attraverso workshop tematici, incontri B2B, tavole rotonde e momenti strutturati di networking, l’iniziativa offre un contesto altamente qualificato per favorire il confronto, stimolare la cooperazione e accelerare i processi di trasferimento e potenziamento del know how tecnologico⚙️

#dossierdifesa #SpaceMeetingsVeneto #Venezia #SpaceEconomy #UAV
Sul campo, fianco a fianco. Insieme al Genova Cav Sul campo, fianco a fianco.

Insieme al Genova Cavalleria (4º), abbiamo vissuto da vicino un’esercitazione che racconta la vera essenza delle Forze Armate italiane: preparazione, coesione, prontezza.

A breve pubblicheremo il post dedicato e l’articolo di approfondimento! 

Perché capire la Difesa significa esserci 🇮🇹

Riprese: Team DD e Genova Cavalleria
Montaggio e grafica: @virginia_masola 

#DossierDifesa #GenovaCavalleria #EsercitoItaliano #italia
Nel Mediterraneo, spazio strategico per eccellenza Nel Mediterraneo, spazio strategico per eccellenza e crocevia di interessi economici, energetici e di sicurezza, il ruolo della Marina Militare Italiana è oggi più che mai centrale. In un contesto segnato da instabilità regionali, crisi migratorie, minacce ibride e competizione tra potenze, le missioni navali italiane contribuiscono in modo concreto alla tutela degli interessi nazionali e alla sicurezza collettiva. 

Dalla sorveglianza marittima al contrasto dei traffici illeciti, dalla protezione delle linee di comunicazione marittime alle operazioni di ricerca e soccorso, fino alla partecipazione a missioni internazionali sotto egida di Unione europea e NATO, la presenza italiana in mare rappresenta un presidio costante di stabilità.
Non si tratta solo di proiezione militare, ma anche di diplomazia navale: le unità della Marina sono spesso strumenti di dialogo, cooperazione e supporto ai Paesi partner della sponda sud ed est del Mediterraneo. 

In questo quadro, la capacità di operare in modo integrato con alleati e organizzazioni internazionali diventa un elemento chiave per affrontare sfide sempre più complesse e interconnesse e rendere l’Italia attore credibile e responsabile in un’area che resta prioritaria per il nostro futuro.

Autore Content: Lucky Dalena @luckydalena ✍️
Autore Grafica: Virginia Masola @virginia_masola 🖌

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#dossierdifesa ⭐️
Il cibo che i soldati ricevevano dall'esercito si Il cibo che i soldati ricevevano dall'esercito si chiamava rancio. Questa parola viene dalla parola francese “ration", che significa la quantità di cibo assegnata a ciascun militare. Col tempo, il termine rancio ha preso il significato di pasto quotidiano dei soldati. Il cibo veniva preparato nelle cucine da campo e poi distribuito nelle trincee.

Allo scoppio della guerra, l’approvvigionamento alimentare divenne un elemento strategico fondamentale per il sostentamento degli eserciti al fronte. Garantire razioni adeguate ai soldati era essenziale per mantenere il morale, la capacità combattiva e la continuità delle operazioni militari. Tuttavia, durante il conflitto, il sistema di rifornimento alimentare diventò sempre più difficile da mantenere. La sconfitta nella Battaglia di Caporetto nel 1917, infatti, aveva avuto conseguenze importanti, poiché durante la ritirata furono persi depositi, materiali e scorte.

La guerra, infatti, comportò ingenti sforzi non solo per chi si trovava a combattere nelle trincee al fronte ma anche per chi era impegnato a sostituirli in settori di vitalità strategica, tra cui il lavoro quotidiano nei campi. L’Italia, secondo alcuni dati del 1911 elaborati da Arrigo Serpieri, presentava uno dei numeri più elevati di “addetti all’agricoltura”, pari a  10,5 milioni. 

In questo contesto, su 5,7 milioni di soldati mobilitati, appartenenti alle classi 1874-1899, circa il 46% dei mobilitati proveniva dalle campagne (2,6 milioni di persone).

Alla perdita di vite umane si sommava la sottrazione di forza lavoro alle famiglie contadine, le cui esigenze quotidiane entravano spesso in conflitto con le esigenze belliche, poiché le autorità militari privilegiavano le necessità produttive dell’industria degli approvvigionamenti di guerra.

Autore Content: @niccolomatteini_ ✍️

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#dossierdifesa #rancio #ww1 #italianfront #army
Con il suo coraggio e la sua fermezza, Raffaele Pe Con il suo coraggio e la sua fermezza, Raffaele Persichetti è simbolo della resistenza, fisica e morale. In un libro in sua memoria viene descritto come “[un giovane che] credeva nella libertà come in un bene indispensabile alla sopravvivenza ed allo sviluppo dello spirito umano, bene che per lui diveniva tanto più ambito quanto più [...] si rendeva conto dell’assurdità di non poter avere opinioni politiche, filosofiche e storiche diverse da quelle che il regime di allora imponeva”.

Nel 1937 si laureò con il massimo dei voti in Lettere e Filosofia all’Università di Roma, specializzandosi in Storia dell’Arte. L’anno successivo divenne Sottotenente del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Dopo il servizio, insegnò al De Merode e al Liceo Visconti.

Richiamato nel 1940, fu inviato prima sul Fronte occidentale e poi su quello greco-albanese. Rimpatriato per invalidità, nel 1942 fu congedato.

Quando, l'8 settembre 1943, fu annunciato l'armistizio, Persichetti fu tra i primi a muoversi per organizzare la resistenza. Malgrado lo scarso coordinamento tra i comandi militari e le truppe sul campo, che rendeva difficile contrastare l’avanzata nemica, Persichetti si impegnò per contenere il disordine tra i soldati. Si recò alla caserma di Piazza Santa Croce in Gerusalemme, dove erano stanziati reparti del 1° Reggimento Granatieri, e qui spronò i militari disorientati, guidandoli fino a Porta San Paolo, dove i loro commilitoni erano già impegnati nei combattimenti. 

Dopo aver ricevuto il comando di un plotone dispose quest’ultimo in posizione avanzata contrastando attivamente la penetrazione di gruppi di paracadutisti tedeschi e attirando attorno a sé schiere di civili ispirati dalle gesta del plotone e del suo comandante.

Nonostante l’ordine di ritirata, continuò a combattere al fianco dei granatieri fino alla morte.

La sua scelta incarna un profondo attaccamento agli ideali di libertà e giustizia, difesi fino all’ultimo.

Autore Content: @_andreavacca_ ✍️

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#dossierdifesa #esercito #25aprile #resistenza
Il Gen. C.A. Gianpaolo Mirra è nato a San Martino Il Gen. C.A. Gianpaolo Mirra è nato a San Martino Sannita il 17 settembre 1965. Ha frequentato il 167° corso dell’Accademia Militare di Modena tra il 1985 e il 1987, venendo nominato Sottotenente nell’Arma del Genio, e successivamente la Scuola di Applicazione di Torino, dove nel 1989 è stato promosso Tenente. 

La sua formazione comprende numerosi corsi specialistici, tra cui quelli del Genio militare, istruttore MINEX, bonifica ordigni esplosivi, istruttore di educazione fisica, paracadutista e lingua inglese, oltre al Corso di Stato Maggiore e al Corso Superiore Interforze. Ha prestato servizio nel 6° Reggimento Genio Pionieri con incarichi di comando e staff; nel 1996 ha operato in Bosnia nell’operazione “Joint Endeavour” e nel 2005-2006 in Afghanistan nell’ambito ISAF come comandante di battaglione. 

Dal 2009 al 2012 ha comandato il 21° Reggimento Genio Guastatori, partecipando all’operazione “Strade Sicure” e alla missione ISAF. Ha ricoperto incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito nell’ambito della gestione delle infrastrutture e, tra il 2015 e il 2017, ha comandato la Brigata “Pinerolo”, operando in Afghanistan nella missione NATO “Resolute Support”. Promosso Generale di Divisione nel 2019, ha guidato il Comando Genio fino al 2024 ed è poi divenuto Comandante del Comando Territoriale Nazionale dell’Esercito dal 30 settembre 2025, dopo la promozione a Generale di Corpo d’Armata il 10 aprile 2024. 

Nel corso della sua carriera è stato insignito di numerose onorificenze, tra cui la Croce d’Oro al Merito dell’Esercito, la Croce d’Oro per anzianità di servizio, la Medaglia di Bronzo per lungo comando e la Legion of Merit USA.

Autore Content: @niccolomatteini_ ✍️
Autore Grafica: @nicolamarzotto 🖌

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#dossierdifesa #esercito #valore #italianarmy
Il 24 marzo 2026, Dossier Difesa ha avuto il piace Il 24 marzo 2026, Dossier Difesa ha avuto il piacere di partecipare all’evento “Evoluzione tecnologica e dottrinale dell’ala rotante” organizzato dal Centro Studi Esercito @centrostudiesercito: un momento di confronto e approfondimento dedicato al futuro tecnologico dei sistemi d’arma. Nel corso dell’evento sono stati affrontati aspetti legati all’evoluzione tecnologica e all’impiego operativo in scenari futuri di elicotteri ad ala rotante e UAS, in scenari sempre più complessi.
Negli ultimi anni, infatti, l’utilizzo degli elicotteri d’assalto ha dimostrato la loro efficacia nel contrastare minacce moderne, come in operazioni anti-drone. La domanda per piattaforme ad ala rotante è cresciuta, anche in virtù del ruolo centrale degli elicotteri in contesti offensivi e di trasporto in scenari ad alta intensità, in cui flessibilità e capacità di adattamento rappresentano fattori irrinunciabili.
In questo contesto, il progresso tecnologico mira a creare piattaforme in grado di integrare capacità di coordinamento e sistemi uncrewed. Nonostante l'avanzamento della “dronizzazione”, le piattaforme pilotate continueranno a essere decisive per il controllo umano nelle fasi critiche. Di fronte a minacce diversificate, gli elicotteri, con la loro capacità di muovere truppe, logistica e sensori, rimangono il mezzo privilegiato per garantire l'accesso alle aree critiche, anche in un contesto di crescente automazione.
La manovra, cuore della dottrina militare, continua a essere il motore di tutte le operazioni moderne. Le finestre di dominio, quelle opportunità strategiche per riprendere l'iniziativa, restano il terreno ideale dove gli elicotteri e i sistemi unmanned possono operare in sinergia.

Autore Content: (@_andreavacca_ )

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#dossierdifesa #centrostudiesercito#esercito#aviazione
Il mese di marzo è stato un mese ricco di avvenim Il mese di marzo è stato un mese ricco di avvenimenti sul fronte geopolitico e della difesa. Torna dunque la nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. Per voi questo mese: 

🔸️Italia nel mondo
🔸️NATO
🔸️Industria e Difesa
🔸️Sicurezza Nazionale e Cybersecurity 
🔸️Le Nostre Varie d’Arsenale

Autore Content: Andrea Vacca @_andreavacca_
Autore Grafica: Fabio Maina @ziofiabo

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#dossierdifesa ⭐️
Sono le 8.20 del mattino del 13 luglio 1979 quando Sono le 8.20 del mattino del 13 luglio 1979 quando il Tenente Colonnello Antonio Varisco, anche detto “Tonci” per le sorelle e per i famigliari più stretti, si sta dirigendo al lavoro a bordo della sua auto. Dal 1976, infatti, Varisco era comandante del Reparto Servizi Magistratura di Roma, con sede presso Piazzale Clodio. Si trattava di un incarico particolarmente delicato negli anni di piombo in quanto implicava la gestione diretta di soggetti appartenenti alle organizzazioni eversive. 

Mentre si trovava sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, un commando si affianca all’auto di Varisco. Dopo aver lanciato alcuni fumogeni, gli aggressori aprono il fuoco con un fucile a canne mozze, esplodendo diciotto colpi, che non lasciano scampo a “Tonci”. 

L’omicidio viene rivendicato dalle Brigate Rosse facendo trovare, tre giorni dopo, un volantino con la stella a cinque punte in cui si leggeva che Antonio Varisco era stato ucciso in quanto personificazione del collegamento tra forze dell’ordine, magistratura e sistema carcerario. 

L’impegno quotidiano del Tenente Colonnello Antonio Varisco, maturato nel corso di quasi trent’anni di servizio, lo rende una figura chiave nel sistema della sicurezza giudiziaria. Attraverso il suo operato, svolto con dedizione e senso del dovere, contribuì in modo determinante a garantire il corretto funzionamento dell’azione giudiziaria in un periodo particolarmente critico per le istituzioni della Repubblica.

Autore Content: Andrea Vacca @_andreavacca_ ✍️
Autore Grafica: Camilla Cappellari @camilla.cappellari 🖌

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#dossierdifesa #Carabinieri #Roma #Varisco #CC
Il rapimento del generale statunitense James Lee D Il rapimento del generale statunitense James Lee Dozier non fu soltanto un episodio degli anni di piombo. Per le Brigate Rosse rappresentò un’azione dal forte valore politico e simbolico, capace di colpire direttamente la presenza della NATO in Italia nel pieno della Guerra fredda.

La rivendicazione arrivò con una telefonata all’ANSA: «Qui Brigate Rosse, abbiamo rapito il boia della NATO, James Lee Dozier. Ora è rinchiuso nel carcere del popolo e sarà sottoposto al giudizio del proletariato.» Con il comunicato del 6 gennaio 1982, le Brigate Rosse chiarirono ulteriormente il significato politico dell’azione: «Attraverso di te processiamo la struttura di occupazione militare, la NATO, e la politica imperialista dell’America nei confronti del proletariato italiano.»

Secondo diversi ex militanti brigatisti, la scelta dell’obiettivo era legata al clima internazionale di quegli anni. L’Italia era al centro del confronto tra i blocchi e ospitava importanti installazioni militari dell’Alleanza Atlantica. In quel contesto, la presenza di basi e infrastrutture NATO veniva interpretata dalla propaganda brigatista come un terreno di scontro politico e militare. Colpire un ufficiale statunitense significava dunque trasformare il terrorismo interno in un messaggio internazionale.

A pochi anni dal caso Moro, il rapimento di un alto ufficiale NATO riportò l’Italia al centro dell’attenzione internazionale. La successiva liberazione di Dozier nel gennaio 1982 rappresentò quindi non solo un successo operativo nella lotta al terrorismo, ma anche un passaggio simbolico nella percezione pubblica della capacità dello Stato di reagire alla violenza politica.

Autore Content: Mattia Mastrolia @_mastroliamattia_ ✍️
Autore Grafica: Virginia Masola @virginia_masola 🖌

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#dossierdifesa #difesa #sicurezzanazionale #NOCS
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