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Torna la nostra rubrica dedicata all’attualità Torna la nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale. Questo mese: 

🔹️Difesa interna
🔹️NATO
🔹️Industria e Difesa
🔹️Diplomazia
🔹️Le Nostre Varie d’Arsenale

Un formato per offrire una panoramica chiara e sintetica sulle principali dinamiche che riguardano la difesa italiana nel contesto globale, mese dopo mese⭐️⭐️⭐️

Autore Content: Anna Lucky Dalena @luckydalena
Autore Grafica: Nicola Marzotto  @nicolamarzotto

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#dossierdifesa
Capo del Corpo della Sanità Militare nel 1915-191 Capo del Corpo della Sanità Militare nel 1915-1918, il Generale medico Francesco Saverio Maria Della Valle nacque a Caserta il 2 febbraio 1858 e morì a Roma il 27 luglio 1937. Direttore dei servizi sanitari delle linee italiane, debellò l’epidemia colerica del 1915-1916, filtrata nelle linee italiane attraverso quelle nemiche minacciando di decimare l’Esercito e di invadere il Paese.

Parimenti, potenziò il numero degli ufficiali medici dell’Esercito elevando l’organico del 1915 da 770 unità a ben 15.000. Promosse la collaborazione dei professori universitari a tutela della salute del soldato, fece mettere in capo le ambulanze chirurgiche di Armata, vere cliniche mobili, e creò perfetti Laboratori scientifici ed ospedali speciali. 

Cavaliere di Gran Croce della Corona d’Italia, Grand’Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro e Cavaliere Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, servì nella Sanità Militare dal 1883 al 1933.

Autore Content: Andrea Vacca ✍️
Autore Grafica: Virginia Masola🖌️

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#dossierdifesa #GiuseppeSantangelo #GrandeGuerra #Livorno #Memoria #StoriaDItalia #Caserta
Nave Alpino è una delle unità più moderne e ava Nave Alpino è una delle unità più moderne e avanzate della Marina Militare italiana e porta con sé una lunga tradizione di coraggio e dedizione.

Il nome “Alpino” non è solo un omaggio alla potenza di questa imponente Fregata FREMM, ma un tributo a uno dei reparti storici più prestigiosi dell’Esercito italiano, simbolo di sacrificio e valore. Da sempre, gli Alpini si sono infatti distinti per la loro capacità di operare in condizioni estreme, e questo spirito si ritrova oggi in Nave Alpino, che rappresenta l’eccellenza della tecnologia militare e della capacità operativa.

Con i suoi 144 metri di lunghezza, 6700 tonnellate di dislocamento e una velocità di 27 nodi, questa nave è progettata per affrontare ogni scenario, dalla difesa della navigazione in alto mare a missioni speciali, soccorso umanitario, e protezione delle risorse strategiche in mare. Parte del programma FREMM, realizzato in collaborazione con la Francia, Nave Alpino è pensata per rispondere alle esigenze di un mondo in continua evoluzione, con una versatilità che la rende un asset fondamentale per la sicurezza internazionale. Grazie alla sua propulsione ibrida, ai sistemi di combattimento all’avanguardia e all’interoperabilità con forze navali multinazionali, Nave Alpino è pronta a difendere, proteggere e supportare operazioni in ogni angolo del globo, sempre attraverso l’efficienza, il coraggio e la dedizione che contraddistinguono la nostra Marina. 

Autore Content: Sara Torricelli @sara.torric ✍️
Autore Grafica: Camilla Cappellari @camilla.cappellari 🖌

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#dossierdifesa #difesa #sicurezza #NaveAlpino
Alcune condanne a morte per fucilazione eseguite d Alcune condanne a morte per fucilazione eseguite durante la Grande Guerra:

“C. F., della provincia di Arezzo, anni 26, contadino, celibe, incensurato, soldato nel 139° fanteria; condannato alla fucilazione nel petto per abbandono di posto in faccia al nemico. Sentenza eseguita il 28 luglio 1916. Tribunale militare di guerra del XX corpo d’armata. Bassano, 26 luglio 1916.”

“L. G., di Alcamo, anni 38, contadino, coniugato, soldato del 215° fanteria, già condannato per furto e diserzione; condannato a morte mediante fucilazione nella schiena per diserzione in presenza del nemico. Tribunale militare di guerra di Valona, 5 agosto 1918. Pena sospesa per domanda di grazia. Esito ignoto.”

“C. F., della provincia di Chieti, anni 20, celibe, incensurato; L. P., della provincia di Bari, anni 27, ammogliato con prole; P. L., della provincia di Bari, anni 21, fornaio, celibe, analfabeta, incensurato; S. O., della provincia di Macerata, 21 anni, celibe, incensurato; tutti soldati nel 141° e nel 142° fanteria; condannati alla pena di morte mediante fucilazione nel petto per rivolta, come agenti principali; C. L., della provincia di Firenze, 22 anni, operaio, celibe, incensurato, e F. A., della provincia di Foggia, 21 anni, carrettiere, celibe, incensurato; soldati negli stessi reggimenti, condannati a 15 anni e 10 mesi di reclusione militare per complicità nella rivolta.
Tribunale militare di guerra del VII corpo d’armata. Zona di guerra, 1 agosto 1917. Sentenze di morte eseguite nel settembre dello stesso anno.”

Autore content: Valentina Abati @vale_hime ✍️
Autore grafica: Fabio Maina @ziofiabo 🖌

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#Difesa  #decimazioni #primaguerramondiale #esercitoitaliano #caduti
La carriera di Nunzia Ciardi è sottolineata da un La carriera di Nunzia Ciardi è sottolineata da un costante impegno nella protezione dell’ambiente digitale, nella promozione della sicurezza informatica e nella prevenzione dei crimini informatici.

Dal 2017 fino al 2021, è stata la prima donna a guidare la Polizia Postale e delle Comunicazioni, gestendo un organico altamente specializzato con agenti impegnati nel contrasto al cyberbullismo, al financial cybercrime, alla pedopornografia online e nella protezione delle infrastrutture critiche nazionali. La sua nomina ha rappresentato una svolta significativa nella storia della Polizia Postale, dimostrando come la leadership femminile possa fare la differenza anche in ambiti strategici per la Nazione.

Nel settembre 2021, Nunzia Ciardi è stata nominata Vice Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN),  promuovendo politiche nazionali di Cybersicurezza e affrontando sfide come la protezione dei dati critici, la prevenzione dei crimini informatici e la diffusione di una cultura digitale consapevole alle nuove generazioni.

Autore Content: @niccolomatteini_ ✍️
Autore Grafica: @nicolamarzotto 🖌

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#dossierdifesa #cybersecurity #polizia #acn
Le Federazioni, per valorizzare il modello sportiv Le Federazioni, per valorizzare il modello sportivo italiano, hanno progressivamente introdotto la possibilità per gli atleti di essere tesserati con due enti diversi. Ad oggi, gli atleti sia olimpici sia paralimpici, a seguito della riforma del 2021, possono appartenere contemporaneamente sia alla società in cui sono cresciuti, sia a un gruppo sportivo militare o di una Forza di Polizia⭐️

Tra gli atleti che hanno partecipato ai Giochi di Milano Cortina, il contingente più numeroso è quello dell’Esercito, che conta 35 atleti. Seguono le Fiamme Oro della Polizia di Stato con 33 atleti e le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza con 30. I Carabinieri portano 23 atleti, mentre le Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria e l’Aeronautica schierano rispettivamente 8 e 4 rappresentanti sportivi.

Gli atleti che fanno parte dei corpi militari e delle Forze dell’Ordine non rappresentano solo l’eccellenza dello sport nazionale, ma sono anche portatori di valori fondamentali come disciplina, dedizione, responsabilità e rispetto delle regole. Questi principi, propri delle istituzioni di appartenenza, si riflettono nella loro attività agonistica e contribuiscono a rafforzare l’immagine dell’Italia nei contesti internazionali 🇮🇹

Autore Content: @_andreavacca_
Autore Grafica: @nicolamarzotto

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#dossierdifesa #Olimpiadi #Cortina #2026 #sci
Nel maggio del 1915 le truppe italiane varcarono i Nel maggio del 1915 le truppe italiane varcarono il Piave utilizzando moderne uniformi grigioverdi a collo alto, adottate sin dal 1909 in sostituzione della tradizionale giacca blu con pantaloni azzurri e bande laterali con i colori del reggimento. L’Uniforme grigioverde entrò, infatti, ufficialmente in uso con la circolare n.458 del 4 dicembre 1908 per tutte le Armi ad eccezione della Cavalleria che inizierà ad indossarla soltanto dall’anno successivo. Lungo fu il periodo di accavallamento fra le vecchie uniformi blu e la nuova tenuta che equipaggiò al completo l’Esercito a partire dal 1913. 

Il grigioverde offriva indubbi vantaggi mimetici, ma il berretto, molto simile al chepì francese, lasciava il capo privo di ogni protezione. Alcuni reparti di cavalleria avevano in dotazione il tradizionale casco di cuoio, concepito per proteggere dai fendenti delle sciabole, e non certo delle schegge.

Solo il contatto diretto con la trincea e con i suoi pericoli avrebbe dato una svolta decisiva alla situazione la quale riportò alla necessità di tornare all’acciaio come unica soluzione al problema, acciaio caduto in disuso cinque secoli prima per la comparsa sui campi europei, delle prime armi da fuoco, che avevano reso inutili le pesanti corazzature, le quali, scheggiandosi all’impatto, spesso generavano danni ancor maggiori.

La guerra di massa fu infatti un trauma rivelatore per tutti in quanto fece constatare l’inefficacia dei suddetti copricapo a seguito dell’enorme numero delle ferite alla testa registrate fin dalle prime battute. La necessità di risposte immediate spinse spesso ad adottare soluzioni sperimentali, portando a nuovi modelli, messi in produzione in tempi rapidi, che, in alcuni casi, si rivelarono poco efficaci o inadatti alle reali condizioni del fronte.

Autore Content: @_andreavacca_
Autore Grafica: @virginia_masola

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#DossierDifesa #WW1 #equipaggiamento #elmo #trincea
Subito dopo la dichiarazione di guerra, il Reggime Subito dopo la dichiarazione di guerra, il Reggimento ricevette l’ordine di avanzare dalle posizioni di Oslavia e di risalire le pendici del Monte Sabotino sotto il fuoco intenso dell’artiglieria e delle mitragliatrici nemiche.

Nella giornata del 25 maggio 1915 i fanti del 34° Reggimento tentarono più volte di superare il terreno impervio, scoperto e roccioso, affrontando reticolati intatti e trincee ben organizzate. Gli assalti, condotti con grande determinazione ma con mezzi limitati, portarono a pesanti perdite senza consentire la conquista della vetta. 

Anche il 26 maggio il reggimento continuò l’azione offensiva, cercando di consolidare le posizioni raggiunte e di guadagnare terreno metro dopo metro. Nonostante il valore dimostrato dagli uomini e dagli ufficiali, il Sabotino rimase in mano nemica, confermandosi un obiettivo estremamente difficile da espugnare.

Concludendo il ciclo operativo il 27 ottobre successivo, Santangelo meritò la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Il Colonnello Santangelo, rientrato dal fronte, fu docente di Arte Militare alla Scuola Allievi Ufficiali di complemento di Caserta. 

Autore Content: @_andreavacca_

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#dossierdifesa #GiuseppeSantangelo #GrandeGuerra #Livorno #Memoria StoriaDItalia Caserta
Una curiosità significativa per comprendere l’e Una curiosità significativa per comprendere l’evoluzione del Comandante Generale, riguarda il ruolo che questa figura ha storicamente avuto non solo nella sfera militare, ma anche in quella politica e istituzionale. Per lungo tempo i Comandanti Generali dell’Arma sono stati uomini che hanno inciso profondamente nella vita pubblica del Paese, ben oltre i confini della funzione militare.

Nel dopoguerra, in particolare, diversi vertici dell’Arma hanno ricoperto incarichi di enorme rilievo nazionale. Il caso più emblematico è quello del generale Giovanni De Lorenzo, Comandante Generale dal 1962 al 1966 e successivamente Capo di Stato Maggiore della Difesa. Fu una figura di grande influenza nella politica italiana degli anni Sessanta, protagonista di un periodo complesso fatto di tensioni interne, riforme e riorganizzazioni profonde dell’apparato di sicurezza nazionale.

Questa dimensione “istituzionale” del Comandante Generale è una delle ragioni per cui l’evoluzione della carica dopo il 2000 ha avuto un impatto così rilevante: l’autonomia dell’Arma ha finalmente permesso al Corpo di esprimere un proprio vertice, capace di rappresentarne tradizioni, prerogative e specificità anche ai massimi livelli della Repubblica.

Autore Content: Mattia Mastrolia @_mastroliamattia_
Autore Grafica: Nicola Marzotto

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#DossierDifesa #ComandanteGenerale #Carabinieri #ArmaDeiCarabinieri #ForzeArmate
Il Reggimento Corazzieri ha alle spalle una tradiz Il Reggimento Corazzieri ha alle spalle una tradizione plurisecolare fatta di eroismo, di fascino e di valore. 

I Corazzieri, costituitisi il 7 febbraio 1868, sono noti per l’alta statura e una fisicità armoniosa, robustezza, abilità nel montare a cavallo nonché particolari requisiti d’ordine morale e disciplinare.

Numerose furono, nei primi anni di vita, le denominazioni del Reparto: “Guardie d'Onore di Sua Maestà”, “Carabinieri Reali Guardie del Corpo di Sua Maestà”, “Drappello Guardie di Sua Maestà” e, fino al 1946, “Squadrone Carabinieri del Re”. Ma si andava già consolidando nella gente il più familiare appellativo di “Corazzieri”, il termine che, alla fine di un lungo cammino, oggi designa il Reggimento al servizio del Presidente della Repubblica.

Nel corso del primo conflitto mondiale, i Corazzieri offrirono un grande contributo alla causa della guerra, seguendo e presidiando il Re nelle zone delle operazioni militari, e distinguendosi individualmente come il brigadiere Albino Mocellin e il Carabiniere Guardia Italo Luigi Urbinati. Molti Corazzieri, inoltre, furono protagonisti della resistenza come il Carabiniere Guardia Calcedonio Giordano, arrestato a Roma nel 1944, torturato e poi ucciso alle Fosse Ardeatine.

Il 12 dicembre 1978, su proposta del Ministro della Difesa, On. Attilio Ruffini, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, con proprio decreto, concederà la Bandiera di Guerra all’allora “Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica”.

Oggi il Reggimento Corazzieri è un’unità speciale dell’Arma dei Carabinieri costituita presso la Presidenza della Repubblica e posta sotto la sua Autorità. Tra le responsabilità primarie del Corpo vi sono la guardia d’onore, la sicurezza ravvicinata del Presidente della Repubblica e la sicurezza delle residenze presidenziali.

Autore Content: Erika Baini (@erika_baini )

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#dossierdifesa #reggimentocorazzieri #armadeicarabinieri #storiamilitare #presidentedellarepubblica #repubblicaitaliana #quirinale
Aveva solo vent’anni Riccardo Giusto, il primo s Aveva solo vent’anni Riccardo Giusto, il primo soldato italiano a cadere nella Grande Guerra.
Era un ragazzo friulano, ferroviere, arruolato negli Alpini.

Morì il 24 maggio 1915, nei primi istanti dell’ingresso dell’Italia nel conflitto, colpito in ricognizione sul fronte di Drenchia.

Faceva parte di una pattuglia di esploratori incaricata di aprire la strada alle truppe italiane dirette verso il Monte Jeza, nei pressi di Tolmino. Durante l’avanzata in territorio nemico, venne colpito mortalmente dal fuoco austro-ungarico nei pressi del valico di Cappella Sleme.

Il suo sacrificio inaugurò la lunga scia di giovani vite spezzate tra le trincee del Carso e del Piave.
Oggi il suo nome è inciso sul Colovrat, al confine tra Italia e Slovenia, dove il silenzio delle montagne custodisce ancora la memoria di un ragazzo, appena ventenne che  servì lo Stato, durante un momento tragico della storia umana.

Autore Content: @riccardomusci 
Autore Grafica: @camilla.cappellari 

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#dossierdifesa #RiccardoGiusto #PrimoCaduto #GrandeGuerra #Alpini #Memoria #StoriaDItalia
Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica de Pubblicato il nuovo numero della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale⭐️
Questo mese: 

🔹️Rapporti Con l’Estero
🔹️Difesa interna
🔹️NATO
🔹️Industria e Difesa I e II
🔹️Diplomazia
🔹️Sicurezza Nazionale e Cyber
🔹️Le Nostre Varie d’Arsenale

Un formato per offrire una panoramica chiara e sintetica sulle principali dinamiche che riguardano la difesa italiana nel contesto globale, mese dopo mese.

Autore Content: Andrea Vacca @_andreavacca_
Autore Grafica: Fabio Maina @ziofiabo

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#dossierdifesa #nato #esercitoitaliano #Israele #Groenlandia
Una chiave fondamentale per comprendere la riforma Una chiave fondamentale per comprendere la riforma dell’intelligence italiana del 1977 è il suo carattere binario, tutt’altro che isolato nel panorama europeo🇮🇹🇪🇺

La separazione tra sicurezza interna e sicurezza esterna rappresenta infatti un modello tipico di molti sistemi di intelligence europei, pensato per distinguere chiaramente la tutela dell’ordine democratico sul territorio nazionale dalle attività informative rivolte all’estero. Con la Legge n. 801, l’Italia si inserì in questa tradizione.

Questa impostazione rispondeva all’esigenza di evitare concentrazioni eccessive di potere informativo e di rafforzare il controllo politico su funzioni particolarmente sensibili. Allo stesso tempo, essa rifletteva una visione europea dell’intelligence come strumento differenziato per ambiti di minaccia diversi, interni ed esterni, ma coordinati a livello centrale.

Non a caso, il principio binario è rimasto alla base anche della successiva riforma del 2007. Con la nascita di AISI e AISE, il legislatore ha confermato e perfezionato quella distinzione, separando in modo più netto la sicurezza interna da quella esterna e rafforzando il coordinamento sotto la responsabilità del Presidente del Consiglio.

Questa impostazione colloca l’intelligence italiana all’interno di un modello ampiamente diffuso in Europa. Sistemi analoghi si ritrovano in Francia, con la distinzione tra DGSI per la sicurezza interna e DGSE per l’intelligence esterna e  nel Regno Unito con MI5 e MI6. In tutti questi casi, la separazione delle funzioni risponde all’esigenza di garantire efficacia operativa, specializzazione e un più solido controllo democratico su attività particolarmente sensibili.

Autore Content: Mattia Mastrolia @_mastroliamattia_
Autore Grafica: Virginia Masola @virginia_masola

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#DossierDifesa #SicurezzaNazionale #ServiziSegreti #Intelligence #ForzeArmate Difesa
La guerra di trincea, che caratterizzò gran parte La guerra di trincea, che caratterizzò gran parte del conflitto 1915-1918 anche sul fronte italiano, lasciò sul terreno resti imponenti di opere fortificate: trincee, caverne, camminamenti, affioranti in molte valli alpine e nelle pianure friulane🪖

Sul terreno, la trincea non fu solo un’opera difensiva ma divenne una struttura permanente, continuamente modificata e rinforzata, in risposta agli incessanti danni causati dal tiro nemico. Le gerarchie militari ispezionavano regolarmente le postazioni per verificarne la solidità, funzionalità ed efficienza come sistema difensivo.

Le esigenze operative legate alla difesa del fronte comportavano lavori di rafforzamento quasi quotidiani, rendendo le trincee non più provvisorie ma parte integrante dell’organizzazione difensiva. I combattenti vivevano immersi in uno spazio angusto e insalubre, fin persino a condividere gli spazi con i compagni caduti.

La vita quotidiana era regolata da una rigida gerarchia, in cui ogni decisione – dalle mansioni ai turni di servizio, persino alla quantità e qualità del rancio – veniva determinata da altri, lontani dalla prima linea. Quasi sempre di notte i reparti distaccavano pattuglie che avevano il compito di riconoscere l’andamento delle linee nemiche, studiarne lo sviluppo, le postazioni delle armi automatiche, gli effetti del tiro sui reticolati e quant’altro.
Nonostante ciò, i soldati cercavano momenti di condivisione e socialità durante le pause: la conversazione tra commilitoni riguardava spesso la casa, la famiglia e le notizie dal paese d’origine, condividendo quanto riuscivano a far arrivare dalle famiglie.

Le interruzioni della routine erano costituite principalmente da due eventi temuti: il tiro dell’artiglieria nemica e l’assalto diretto. L’artiglieria serviva, soprattutto, a neutralizzare le difese avversarie prima di un attacco, aumentando la pressione sulle linee italiane e imponendo ai reparti lavori frettolosi di riparazione e rinforzo delle trincee. 

Autore Content: Alessandro Barbato @_alessandro_barbato

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#dossierdifesa #grandeguerra #condividilacultura #marinamilitare #esercito
Siamo fieri di presentarvi la nuova rubrica dedica Siamo fieri di presentarvi la nuova rubrica dedicata alla memoria della Prima Guerra Mondiale. Un percorso di racconti e testimonianze che prende vita dalla mostra “Erano Giovani e Forti – Caserta e i suoi figli nella Grande Guerra”, allestita presso la Reggia di Caserta in occasione del centenario della Grande Guerra. Attraverso le storie raccolte nell’opuscolo della mostra, ripercorreremo il conflitto nei suoi elementi più emblematici come le trincee, l’equipaggiamento, il tempo libero e il rancio. Al centro, le vicende di uomini e giovani casertani, protagonisti di un sacrificio che ha segnato la storia della comunità.
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Oreste Salomone nacque il 20 settembre 1879 a Capua. Dopo aver completato gli studi all’Accademia Militare di Modena, iniziò un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei pionieri Italiani della guerra aerea.

Il suo interesse per l’aviazione si accese nel 1909, quando ebbe la possibilità di assistere ai voli di Wilbur Wright sulla pista di Roma-Centocelle. Wright era giunto in Italia per formare nuovi aviatori sotto gli occhi del Re, e la visione degli aerei solcare il cielo ispirò in Salomone l’idea di sfruttare i velivoli per scopi bellici.

Durante la Prima Guerra Mondiale, si distinse come pilota coraggioso, ricevendo numerosi riconoscimenti. Oltre alla Medaglia d’Oro al Valor Militare, gli fu conferita anche la Medaglia d’Argento al VM per le azioni contro i Turchi durante la guerra di Libia.

Il 18 febbraio 1916, in una rappresaglia di bombardamento sul comando Austro-Ungarico di Lubiana, Salomone mostrò un coraggio straordinario. Ai comandi del Caproni Ca.33, ribattezzato “Aquila Romana”, attirò il fuoco della contraerea su di sé per permettere ai compagni di completare la missione. Nonostante i danni al suo aereo, riuscì a rientrare alla base, guadagnandosi la prima MOVM.

Nel febbraio 1918, il suo velivolo si schiantò nelle vicinanze di  Padova a causa di un errore di manovra provocato dalla nebbia, provocando la sua morte e quella di due membri dell’equipaggio. Al funerale, Gabriele D’Annunzio volle tenere l’elogio funebre in suo onore.

Autore: @niccolomatteini_

#grandeguerra #regiaaeronautica #difesa #movm #piloti
Nel 1917, poco dopo la sconfitta di Caporetto che Nel 1917, poco dopo la sconfitta di Caporetto che stava mettendo in ginocchio l’Italia durante la Prima Guerra Mondiale, furono chiamati al fronte i nati nel 1899.
Erano ragazzi di appena 18 anni, arruolati in fretta e impiegati su terreni ostici quali il Piave, il Grappa e a Vittorio Veneto, proprio durante le fasi decisive del conflitto.

Molti di loro non tornarono, ma il loro contributo fu decisivo per la tenuta dell’esercito e la vittoria finale dell’esercito italiano.

Oggi restano un caso emblematico di mobilitazione giovanile in tempo di crisi, oltre che di patriottismo e di spirito di sacrificio.

Autore Content: Enrico Larganà @enrilargana
Autore Grafica: Camilla Cappellari @camilla.cappellari

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#Ragazzidel99 #GrandeGuerra #Difesa #StoriaMilitare #DossierDifesa
Nato a Roma nel 1963, l’Ammiraglio Paolo Pezzutt Nato a Roma nel 1963, l’Ammiraglio Paolo Pezzutti intraprende la carriera militare entrando all’Accademia Navale di Livorno, dove si specializza in Telecomunicazioni e Informazioni Operative di Combattimento. Tra il 1986 e il 1993 serve a bordo di alcune delle più importanti unità della Marina Militare — Nave Carabiniere, la nave scuola Amerigo Vespucci, Nave Ardito e Nave Durand de La Penne — maturando una solida esperienza operativa🎖

Nel 1994 ottiene il suo primo comando navale in seconda al timone del pattugliatore Vega. Dal 1998 al 2001 è assegnato allo SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe), dove opera nella sezione pianificazione della Communications and Information Systems Division, contribuendo alle strategie di interoperabilità NATO.

Torna poi in mare al comando della Fregata Euro, prendendo parte all’operazione internazionale ‘Enduring Freedom’ nella lotta al terrorismo post-11 settembre, e successivamente della Fregata Aliseo, impegnata nella missione NATO ‘Active Endeavour’ per la sorveglianza del Mediterraneo. Dal 2005 al 2007 ricopre incarichi allo Stato Maggiore Marina, come Capo Ufficio Integrazioni Sistema di Combattimento, favorendo lo sviluppo tecnologico e l’ammodernamento della flotta.

La sua carriera raggiunge un punto cruciale nel 2015, quando assume il comando del Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei” (COMSUBIN), erede della tradizione dei mezzi d’assalto della Marina. Dal 20 gennaio 2022 guida il Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS), vertice operativo del comparto d’élite nazionale🇮🇹

Durante il 20° anniversario del COFS, lo ha definito “un assetto evoluto, di altissimo pregio, che ha trainato lo sviluppo del comparto Operazioni Speciali italiano”. Sotto la sua direzione, il COFS ha ottenuto la validazione NATO come framework per le Major Joint Operations nel Mediterraneo — prima volta nella storia dell’Alleanza Atlantica — e ha avviato la creazione dell’Area Addestrativa Interforze (AAI) di Furbara.

Autore Content: Mattia Mastrolia @_mastroliamattia_
Autore Grafica: Ivan Masevski @ivan.mase

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#dossierdifesa #difesa #forzearmate #PaoloPezzutti
Pubblicato il numero di Dicembre della nostra rubr Pubblicato il numero di Dicembre della nostra rubrica dedicata all’attualità della difesa e della sicurezza nazionale⭐️

Questo mese troverete: 
-Rapporti Con l’Estero
-Esercitazioni Militari
-NATO
-Industria e Difesa I e II
-Diplomazia
-Sicurezza Nazionale e Cyber
-Le Nostre Varie d’Arsenale
Un nuovo formato per offrire una panoramica chiara e sintetica sulle principali dinamiche che riguardano la difesa italiana nel contesto globale, mese dopo mese.

Autore Content: Niccolò Maria Matteini @niccolomatteini_
Autore Grafica: Nicola Marzotto @nicolamarzotto

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#dossierdifesa #dicembre #nato #leonardo #estero
Lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Ro Lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, è un punto cruciale per le navi che vogliono arrivare al Canale di Suez e, di conseguenza, ai mercati Mediterranei e Europei. Questo ha un impatto diretto su prezzi, approvvigionamenti e sulla sicurezza economica ed energetica nazionale.

Prima degli attacchi,nel 2023, attraverso lo Stretto transitavano merci italiane per un valore stimato di circa 154 miliardi di euro, senza contare le ricadute sull'attività dei porti nazionali e l'indotto economico che ne deriva. La sicurezza di questa rotta è quindi essenziale per garantire la continuità delle esportazioni nazionali e per mantenere la competitività delle aziende nazionali sui mercati globali. In questo scenario, l'Italia ha giocato un ruolo chiave, assicurando la protezione delle rotte commerciali grazie alla rapida reazione della Marina Militare e all'esperienza accumulata in operazioni internazionali precedenti.

L'Italia ha nuovamente rafforzato la propria leadership attraverso esperienze di comando in missioni significative come le Operazioni Atalanta e Irini. Queste operazioni hanno permesso alla Marina Militare Italiana di affinare le sue capacità avanzate nella sorveglianza marittima, nella protezione del traffico mercantile e nella gestione di situazioni di policrisi.

Autore Content: Niccolò Maria Matteini @niccolomatteini_ 

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#dossierdifesa #aspides #politica #marrosso #marinamilitare #foreignpolicy #europa
Il Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro Il Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro è, dal 23 maggio 2023, Comandante Generale della Guardia di Finanza, al termine di una lunga carriera costruita passo dopo passo all’interno del Corpo. Entrato in Accademia nel 1978, ha dedicato oltre quarant’anni al servizio dello Stato, maturando un percorso che lo ha visto protagonista in ruoli di crescente responsabilità, tanto operativa quanto strategica e di coordinamento.

Nel corso della sua carriera, il Generale De Gennaro ha guidato comandi di primaria importanza, tra cui il Comando Provinciale di Bergamo, il Comando Regionale Toscana, il Comando dei Reparti Speciali e il Comando Interregionale dell’Italia Centrale. La sua esperienza si è estesa anche al contesto europeo, ricevendo l’incarico di Presidente del “Gruppo di Cooperazione di Polizia” presso il Consiglio dell’Unione Europea nel 2003, in occasione del semestre di presidenza italiana, nonché l’incarico di Capo del V Reparto “Comunicazione e Relazioni Esterne” presso il Comando Generale.

Uomo di equilibrio e concretezza, il Comandante De Gennaro impersona un approccio alla leadership improntato alla concretezza e alla responsabilità. Il suo percorso restituisce l’immagine di un ufficiale che ha vissuto la Guardia di Finanza in tutte le sue dimensioni, mantenendo una visione lucida delle sfide contemporanee e del ruolo del Corpo nella tutela della legalità economica del Paese

Autore Content: Andrea Vacca @_andreavacca_
Autore Grafica: Virginia Masola

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#dossierdifesa #difesa #forzearmate #GDF #Italia
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